di Chiara Concari
Il miele è un alimento unico e prezioso: è costituito principalmente da fruttosio e glucosio (circa il 70%), acqua (circa il 18%) e altri componenti, ben 181, alcuni ancora non noti. Tra i principali, ricordiamo gli enzimi e i minerali.
Perché “i falsi miti del miele”?
Nonostante il miele sia un prodotto noto all’uomo da tempi antichissimi, ancora oggi circola molta disinformazione. Mi piacerebbe quindi cercare di fare un po’ di chiarezza in merito.
“Il miele cristallizzato è da buttare?”
La cristallizzazione (ovvero il passare dallo stato liquido allo stato solido) del miele è un procedimento completamente naturale. Tutti i mieli cristallizzano, anche quelli che restano liquidi per molto tempo.
È solo una questione di tempo. Ci sono mieli che cristallizzano molto velocemente (come il miele di tarassaco) oppure quelli che cristallizzano molto lentamente (come il miele di acacia). La formazione di cristalli nel miele sta a significare che il prodotto non ha subito trattamenti termici (come il riscaldamento o la pastorizzazione) e che avete tra le mani un prodotto naturale, non trattato termicamente.
Il miele cristallizzato può essere riportato allo stato liquido scaldandolo lentissimamente a bagnomaria, ma non deve mai superare la temperatura di 40°C: si rischia infatti di distruggere proprio quelle componenti che lo rendono unico.
“Il miele scaduto è da buttare?”
Il miele è un prodotto autoconservante. Se l’apicoltore ha lavorato bene, il miele si conserva per tantissimo tempo, purché venga tenuto al riparo dal calore e sempre col tappo ben chiuso (per evitare l’umidità). Per legge, i produttori devono apporre una data di scadenza (di solito 24 mesi), ma non abbiate paura a consumare un miele scaduto. Il miele non va conservato in frigo, conservatelo tranquillamente a temperatura ambiente lontano da fonti di calore.
“Che proprietà ha questo miele?”
È una domanda che mi sento porre spesso. Il miele ha sicuramente proprietà benefiche per quanto riguarda la capacità di lenire l’irritazione provocata dal mal di gola, fornisce energia immediata perché viene digerito molto facilmente dall’organismo, è un ottimo integratore per chi deve studiare e prepararsi per un esame, può funzionare da blando lassativo per i più piccoli, ma diffidate da chi vuol vendere il miele vantandone le proprietà ‘astringenti’, ‘detossificanti’, che ‘fa bene per il fegato’, ecc.
Questa si chiama informazione sleale, la usano (purtroppo) molti venditori per ‘accalappiare’ ignari clienti promettendo miracoli.
Non ci sono a oggi studi scientifici di riferimento che dimostrano che il miele possieda tali proprietà: è un alimento, non una medicina. Anche se la pianta da cui le api ricavano il miele possiede alcune proprietà (ad es. il tarassaco o dente di leone), non significa affatto che le trasmetta al miele.
“Come faccio a capire se è vero miele?”
Alcuni mesi fa, la televisione ha proposto metodi ‘casalinghi’ per riconoscere un miele vero (prodotto dalle api) da un ‘miele’ fasullo (prodotto con acqua e zucchero). Questi metodi casalinghi sono assolutamente inattendibili. L’unico modo che abbiamo per capire se un miele è vero è fare effettuare delle analisi chimico-fisiche da parte un laboratorio. L’analisi pollinica (ovvero l’analisi dei pollini contenuti nel miele) è in grado di risalire all’origine geografica (e botanica) del miele grazie all’identificazione dei pollini che contiene e di capire quindi se il miele è vero miele oppure no.
“I mieli millefiori sono tutti uguali”
Non c’è nulla di più falso. Le api ‘bottinano’ (cioè volano) per un raggio di circa tre chilometri dall’alveare. Ciò significa che ogni territorio all’interno di questo raggio ha un miele millefiori diverso. A me piace chiamarla l’impronta digitale di un territorio, perché, come un’impronta digitale, è unica e irripetibile, lo specchio di una certa zona, di alcune fioriture piuttosto che altre.
“Perché il miele è diventato così caro?”
Le aziende che vivono di apicoltura, ovvero gli apicoltori professionisti, stanno facendo sempre più fatica a far sopravvivere la propria attività in un mercato dominato da miele che arriva dall’estero a prezzi bassissimi, da schiere agguerrite di apicoltori amatoriali (spesso improvvisati) che svendono - o peggio - regalano il miele ad amici e parenti, molto spesso senza neanche l’etichetta.
Considerate l’attività di allevamento e cura delle api, i chilometri in macchina per visitarle, le difficoltà sempre crescenti dovute ai cambiamenti climatici, a primavere piovose e fredde e ad estati siccitose, che significano – a volte – dover ricorrere a una nutrizione artificiale per non farle morire. Negli ultimi anni abbiamo assistito anche a fiori che non davano nettare: impossibile per le api fare il miele. Le monocolture che ormai si sono impossessate delle nostre campagne, i trattamenti scellerati alle piante in fioritura (che sono, peraltro, vietati), l’irrorazione di diserbanti lungo i canali per evitare lo sfalcio, le quantità di pesticidi spruzzate quotidianamente su alimenti… che poi andremo a mangiare.
Tutto questo sta rendendo la vita durissima alle api e agli apicoltori.
Vi invito perciò a diffidare quando trovate un vasetto di miele a un prezzo troppo basso che non ripaga il lavoro dell’apicoltore: potrebbe significare un prezzo scorretto o addirittura miele di dubbia provenienza.
Leggete sempre bene l’etichetta e cercate un apicoltore di fiducia da cui acquistarlo.
